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Cencio

F.Guccini J.C.Biondini/F.Guccini



Ci sar? forse ancora, appesa in qualche angolo,

o a macchiare di ricordi un muro dell'Associazione Bocciofila Modenese,

fra mucchi di coppe e trofei, vinti in tornei ogni volta "del secolo",

(glorie oscure di eroi dell' a punto, del volo, delle bocciate secche e

tese)

quella foto sul pallaio, presa una sera di quasi estate,

con me e Cencio vicini, fintamente assorti a guardare il punto

perch? l'umorismo popolare volle immortalare assieme me, il Gigante

e Cencio, il Nano, viso gi? d'uomo serio, compreso, quasi compunto.

Non so come sia capitato in mezzo a noi,

confuso branco adolescente di un periodo oscuro,

di amori e di domande che gonfiavano

la testa e i fianchi a ondate sofferte ma cercate e poi

quei raspare fra sottovesti in naylon

rubando al buio quel po' di rubabile, scoprire e esser scoperti,

coraggiosi e incerti

e dopo in branco raccontarsi e tutti a turno ad ascoltarsi ma lui non...

lui non aveva un amore da dire, lui non aveva una storia,

solo crearsi avventure di cosce e di seni che poi ci sparava a brutto

muso

e noi l? ad ascoltarlo sorridendo, senza razzismo n? boria,

ma senza capire ci? che voleva essere anche lui, solo un normale

adolescente ottuso.

Eppure usava lo stesso barbaro gergo e gli stessi jeans consumati,

e amava gli stessi film di bossoli e marines lungo i mari giapponesi,

parlava di rock e fumetti e non perdeva i cartoni animati,

e come noi guardava esplodere il mondo con gli stessi occhi

attenti,spauriti,sorpresi.

(Ma cosa pensava lontano da noi, cosa sognava quand'era da solo?

Con le stesse voglie, con gli stessi eroi, ma ali pi? piccole per lo

stesso volo.

Forse sognava anche troppo, e davvero, certo in quel branco si sentiva

perso.

Dove scappare per sentirsi vero, dove fuggire per non esser diverso?

E sogn? il Circo, realt? capovolta, mondo di uguali perch? tutti strani,

la nostra solita realt? stravolta, quello Eden senza giganti o nani.

"Cencio ? scappato via, ma l'han gi? beccato!" Dopo due giorni era gi?

ritornato.

Ma il tempo pi? ottuso di noi incalza per tutti, sia per i giganti che i

nani.

Chi immaginava allora che ognuno sarebbe finito in un proprio circo

personale?

Vincenti o perdenti non importa, ma quasi mai secondo i propri piani,

con la faccia tinta, sul trapezio, fra i leoni, solo attenti a non farsi

troppo male.

Qualcuno m'ha detto che vivi in provincia, con una ballerina bulgara o

rumena;

chi sa se poi hai trovato di dentro la tua vera altezza?

Addio amico venuto dal passato per un momento appena,

addio giorni andati in un soffio, amici mai pi? incontrati, ciao

giovinezza

Cencio /

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